ARTETERAPIA : RISCOPRIRE SE STESSI ATTRAVERSO LE ARTI CREATIVE

Fin dalla preistoria l’uomo ha sentito l’esigenza di imprimere su materiali di diverso genere la propria impronta, i propri pensieri, di lasciare un segno del suo passaggio. Il grafismo si è poi evoluto nel corso dei millenni ma la sostanza non è cambiata, gli individui sentono ancora l’esigenza di lasciare segni della loro presenza. Non si tratta solo di un’esigenza pratica, ma di qualcosa di molto più profondo che parte da un primario bisogno fisiologico. Pensiamo ai bambini che si avvicinano per la prima volta al disegno e provano un immenso piacere nello scarabocchiare il foglio solo per il movimento rotatorio del braccio che esso comporta. Partendo così dallo scarabocchio, il segno grafico piano piano si evolve attraverso varie fasi che seguono lo sviluppo psicofisico del bambino, passando da un momento in cui è la mano che guida l’occhio ad un momento in cui invece è l’occhio che guida la mano; è questo il momento in cui il bambino prende piena cognizione dell’immagine che vuole andare a creare per poi mettere in atto tutte quelle strategie che lo porteranno a raggiungere l’obiettivo. Dal disegno poi piano piano si passa ai primi segni di scrittura veri a e propri e i due campi si fondono tra di loro. Si tratta di un’evoluzione straordinaria che la natura regala all’uomo che è così in grado di esprimere i propri pensieri, i propri stati d’animo e le proprie emozioni. Fin dai tempi dell’antica Grecia il benessere dell’uomo era legato al mondo dell’arte, si aveva cioè già la concezione di come l’arte potesse essere usata come strumento catarchico per “far uscire” i propri stati d’animo e i propri sentimenti.

Oggi grazie a pittori e specialisti l’arte riscopre il suo potenziale terapeutico e educativo nel senso più profondo della parola cioè “educere”, “portare fuori”.

L’arteterapia può inserirsi perfettamente in un percorso terapeutico collettivo o individualizzato e rivolgersi sia a persone normodotate sia a persone disabili.

Spesso quando si affronta un percorso di arteterapia ci si pone dei dubbi riguardo ai possibili risultati che un percorso del genere può produrre. Molto spesso i risultati ottenuti infatti sono diversi da quelli attesi poiché si parte da un’idea di base che spesso il paziente stravolge poiché scopre delle potenzialità che erano rimaste fino ad allora nascoste e aspettavano solo di essere sviluppate. Quello che capita molte volte con le persone disabili è che ci si concentri su “quello che manca” concentrandosi sugli aspetti negativi senza andare invece a lavorare sugli aspetti positivi.

Qualunque sia la disabilità, sia di tipo fisico o cognitivo che di tipo psichico, l’arteterapia può essere un’ottima possibilità riabilitativa, anche laddove ci sia un forte e oggettivo impedimento motorio.

Ovviamente a seconda del tipo di disabilità il percorso e gli obiettivi saranno diversi ed individualizzati sulla persona.

Tutto questo ha lo scopo di migliorare lo stato psicofisico del paziente, permettergli di avere una maggiore autostima, riflettere sui propri problemi, sogni, impedimenti, capacità, aiutarlo a relazionarsi con gli altri, trovare un senso alla propria vita e al proprio ruolo nella società.

Un’ Atelier di arteterapia, proprio per i suoi stessi scopi, è un setting molto diverso rispetto allo studio di uno psicologo. Si tratta di un locale preferibilmente ampio con molti materiali (carta, das, strumenti musicali, pittura, colori e materiali di vario genere), con spazi dedicati alle specifiche attività e anche spazi vuoti da riempire , con la possibilità di riprodurre musica rilassante che stimoli il benessere psicofisico della persona. Questi percorsi terapeutici vengono proposti anche nei centri diurni per disabili e anziani dove un equipe di esperti lavora in sincronia per ottenere il massimo dei risultati e far ottenere quindi ai pazienti il massimo del beneficio compatibilmente con le loro condizioni di salute.

Centaurus Rete Italia® Academy: corso di formazione di Settembre, montascale e molto altro

Tutti di nuovo sui banchi, perché di imparare e perfezionare le proprie conoscenze non si finisce mai... Si è tenuto recentemente il nuovo corso di formazione e approfondimento tematico organizzato da Centaurus Rete Italia® Academy in collaborazione con Handicare, uno dei marchi cardine a livello europeo nel settore delle soluzioni per la mobilità, e che ha visto anche la presenza della dott.ssa Francesca Ungaro, CEO del Gruppo.

Gli partner del Gruppo Centaurus Rete Italia®, come di consueto, sono giunti da tutte le regioni d'Italia nella splendida cornice del Lago d'Iseo, dove si trova la sede nazionale dell'azienda. Per quattro giorni si è studiato, analizzato, discusso soluzioni e nuove idee, e ciascuno ha contribuito in modo significativo a rendere speciale anche questo corso.

Cos'è che rende così speciali questi corsi e li differenzia dai soliti corsi aziendali? L'elemento chiave è sicuramente il fatto che tutti gli partner del Gruppo Centaurus Rete Italia® sono professionisti veri, non semplici venditori, sono dunque esperti del campo con una solida formazione tecnica e con un ampio bagaglio di esperienza nel settore dei montascale e delle soluzioni per la mobilità maturato ciascuno sul proprio territorio, e quando si incontrano periodicamente, in occasione di questi corsi di formazione, avviene una grande scambio sinergico di "know-how" come si dice oggi, ovvero di conoscenze, di esperienza, di capacità di trovare le migliori soluzioni alle sfide quotidiane del settore.

Un sentito grazie a tutti coloro che anche questa volta hanno partecipato con entusiasmo, percorrendo magari centinaia di chilometri per raggiungere Iseo ed essere parte di questa bella esperienza.

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ANZIANI: QUANDO LA COMPAGNIA DI UN ANIMALE PUÒ ALLUNGARE LA VITA

Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un grande cambiamento della famiglia. Da un’istituzione di tipo patriarcale siamo passati ad una famiglia a nucleo ristretto. Questo significa che se prima era normale che i nonni vivessero in casa con figli e nipoti ora i figli quando si sposano e tendono ad andar via di casa. Inoltre anche il numero di figli messi al mondo si è notevolmente ridotto. Tutto ciò ha portato inevitabilmente a delle importanti conseguenze sociali; infatti è sempre più alto il numero di quegli anziani che si ritrovano soli in tarda età, con i figli lontani o poco attenti alle loro esigenze.

La solitudine è una tra le cause di depressione tra gli anziani; questi si ritrovano a non avere rapporti sociali, tendono sempre più a stare in casa e di conseguenza a muoversi meno, cosa che va a creare non poche ripercussioni sul loro stato fisico e mentale.

E’ in questi casi che la compagnia di un animale può fare la differenza. Oggi molte ricerche hanno dimostrato come la compagnia di un animale domestico può fare molto per migliorare e in taluni casi allungare la vita di un anziano. Infatti dal punto di vista della salute fisica sembra che la presenza di un animale in casa aiuti a diminuire la pressione arteriosa, il colesterolo e i trigliceridi. Inoltre, accarezzare un animale dal pelo morbido (come ad esempio un gattino), magari mentre si è comodamente seduti in poltrona a godersi un po' di relax, aiuta a liberare gli ormoni che provocano uno stato di benessere come la prolattina, la serotonina e l’oxitocina. Avere un animale domestico significa avere qualcuno di cui prendersi cura, stimola l’elasticità mentale e il movimento. Una bella passeggiata per far prendere aria al proprio animale permette infatti di uscire di casa, fare movimento e interagire con le altre persone, tutti degli ottimi antidepressivi.

Certo è che quando si sceglie un animale per una persona anziana bisogna tener conto di alcuni fattori tra cui la responsabilità a cui l’anziano padrone va incontro occupandosi di un altro essere, il costo per il mantenimento e le cure dell’animale e la valutazione degli spazi in cui questo andrà a vivere.

Secondo le ricerche gli anziani quando scelgono un cane solitamente preferiscono un meticcio, preferibilmente di taglia medio piccola. Ai cuccioli, troppo vivaci, sono preferiti gli animali con già qualche anno d’età, solitamente più mansueti e adatti a trascorrere lunghe giornate tranquille e rilassanti insieme ai loro padroni.

Molte persone anziane quando si trovano in una situazione per cui necessitano di cure particolari e sono costrette al ricovero in casa di riposo subiscono il forte trauma di doversi dividere dal proprio animale domestico che nel corso degli anni è diventato come un figlio per loro. A livello legislativo molti paesi non si sono ancora adeguati alle nuove istanze sociali e non permettono a ricoverati di avere accanto i loro piccoli amici.

Da alcuni anni anche da noi in alcuni istituti viene praticata la “pet therapy”. Gli animali vengono utilizzati per aiutare le persone ad affrontare le terapie e come tramite per la comunicazione con gli altri. Infatti attraverso alcune attività le persone con l’aiuto degli animali vengono aiutate ad interagire tra loro e quindi ad accettare determinate situazioni, come una malattia o un impedimento fisico, e a combattere lo stato di isolamento. Anche quando i sensi come la vista e l’udito vengono meno avere la possibilità di stimolare il tatto accarezzando un animale risulta di fondamentale importanza per il benessere psichico della persona.

La scienza ha inoltre dimostrato che l’abbassamento di stress causato dall’interazione con un animale domestico aiuta a rallentare la perdita di memoria e va quindi a completare tutti quei benefici psico-fisici di cui abbiamo precedentemente parlato.

COMUNICAZIONE AUMENTATIVA ALTERNATIVA: strumenti e modalità

La CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa) è un tipo di comunicazione che va ad integrare, sostituire, aumentare il linguaggio. Non sarebbe corretto parlare solamente di comunicazione alternativa in quanto essa va ad integrarsi con le capacità comunicative della persona e se vi sono presenti dei residui di linguaggio verbale è giusto che questi vengano sviluppati e valorizzati.

Nella pratica clinica la CAA viene utilizzata quando ci si trova in situazioni di disabilità (temporanea o definitiva) del linguaggio. Sappiamo tutti quanto comunicare sia fondamentale nella vita di tutti i giorni per mantenere attivi i rapporti sociali e la vita di relazione nonché per esprimere i propri bisogni primari.

Non poter comunicare può creare frustrazione e isolamento.

La CAA diviene quindi un supporto per chi ha difficoltà nell’esprimersi con il linguaggio verbale e si avvale di diverse tecniche e supporti.

La cosa fondamentale è partire dai bisogni della persona e dallo studio del suo quadro clinico per costruire un percorso personalizzato e valido. Secondariamente è necessario coinvolgere la cerchia dei famigliari e amici, cioè della cerchia relazionale che gira intorno alla persona disabile.

Oggi la CAA permette a molte persone di avere maggiori possibilità educative e socioculturali grazie alle specifiche tecniche di comunicazione che vanno a sopperire le difficoltà di linguaggio.

I risultati non sono immediati, specialmente in soggetti con patologie congenite, e necessitano di lavoro costante e motivazione. Proprio quest’ultima risulta essere una variabile molto importante nella strutturazione di un percorso clinico finalizzato al raggiungimento di un nuovo modo di comunicare.

Gli interventi di Comunicazione aumentativa alternativa vengono rivolti a chi ha diverse patologie, per esempio patologie congenite, acquisite (per esempio ictus, trauma cranico), patologie neurologiche evolutive o condizioni di disabilità temporanea.

Obiettivo principale della CAA non è solo quello di trasmettere contenuti ma anche quello di promuovere le relazioni interpersonali e per fare questo si avvale di diversi strumenti tra cui: software di comunicazione che si utilizzano con il pc, tabelle di comunicazione, VOCAs (Vocal Autput Communication Aids).

Le tabelle sono sicuramente lo strumento più immediato e di facile costruzione. La persona disabile può indicare un simbolo all’interno della tabella (per esempio utilizzando lo sguardo) e quel simbolo rappresenta qualcosa di prestabilito. Le tabelle vengono costruite secondo diversi criteri; innanzitutto si deve tener conto del vocabolario conosciuto dalla persona tenendo conto anche del contesto relazionale in cui userà la tabella e delle sue disabilità fisiche o sensoriali. I simboli riportati nella tabella possono essere disegni che raffigurano l’oggetto che si vuole indicare o simboli.

I VOCAs permettono attraverso dei pulsanti posti su una tastiera di riprodurre un messaggio registrato precedentemente. Su ogni tasto viene applicato un simbolo che rappresenta ciò che si vuole comunicare.

L’impatto sociale di questo strumento è molto forte in quanto permette all’interlocutore di ascoltare il messaggio in modo molto più semplice senza prestare continuamente attenzione ad ogni manifestazione del disabile.

I software di comunicazione sono invece programmi che si utilizzano con il computer e che permettono di riprodurre le tabelle di comunicazione sullo schermo. Ovviamente il vantaggio di questi sistemi è l’infinita possibilità di inserire dati e memorizzare messaggi. Con l’avanzamento inarrestabile della tecnologia questi software sono inoltre in continua evoluzione.

Queste metodologie comunicative vengono anche utilizzate nei bambini che hanno difficoltà nello sviluppo del linguaggio verbale e che quindi necessitano di un supporto che li aiuti a comunicare con gli altri.

La comunicazione rinforzata utilizza i simboli PCS, un insieme già predisposto di simboli che indicano oggetti, pensieri ed emozioni e ad oggi è il più diffuso in Italia.

Libri costruiti utilizzando i simboli PCS permettono anche ai bambini che hanno difficoltà nello sviluppo del linguaggio di scoprire il piacere della lettura e di relazionarsi con gli altri.