Centaurus Rete Italia® Academy: corso di formazione di Settembre, montascale e molto altro

Tutti di nuovo sui banchi, perché di imparare e perfezionare le proprie conoscenze non si finisce mai... Si è tenuto recentemente il nuovo corso di formazione e approfondimento tematico organizzato da Centaurus Rete Italia® Academy in collaborazione con Handicare, uno dei marchi cardine a livello europeo nel settore delle soluzioni per la mobilità, e che ha visto anche la presenza della dott.ssa Francesca Ungaro, CEO del Gruppo.

Gli partner del Gruppo Centaurus Rete Italia®, come di consueto, sono giunti da tutte le regioni d'Italia nella splendida cornice del Lago d'Iseo, dove si trova la sede nazionale dell'azienda. Per quattro giorni si è studiato, analizzato, discusso soluzioni e nuove idee, e ciascuno ha contribuito in modo significativo a rendere speciale anche questo corso.

Cos'è che rende così speciali questi corsi e li differenzia dai soliti corsi aziendali? L'elemento chiave è sicuramente il fatto che tutti gli partner del Gruppo Centaurus Rete Italia® sono professionisti veri, non semplici venditori, sono dunque esperti del campo con una solida formazione tecnica e con un ampio bagaglio di esperienza nel settore dei montascale e delle soluzioni per la mobilità maturato ciascuno sul proprio territorio, e quando si incontrano periodicamente, in occasione di questi corsi di formazione, avviene una grande scambio sinergico di "know-how" come si dice oggi, ovvero di conoscenze, di esperienza, di capacità di trovare le migliori soluzioni alle sfide quotidiane del settore.

Un sentito grazie a tutti coloro che anche questa volta hanno partecipato con entusiasmo, percorrendo magari centinaia di chilometri per raggiungere Iseo ed essere parte di questa bella esperienza.

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ANZIANI: QUANDO LA COMPAGNIA DI UN ANIMALE PUÒ ALLUNGARE LA VITA

Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un grande cambiamento della famiglia. Da un’istituzione di tipo patriarcale siamo passati ad una famiglia a nucleo ristretto. Questo significa che se prima era normale che i nonni vivessero in casa con figli e nipoti ora i figli quando si sposano e tendono ad andar via di casa. Inoltre anche il numero di figli messi al mondo si è notevolmente ridotto. Tutto ciò ha portato inevitabilmente a delle importanti conseguenze sociali; infatti è sempre più alto il numero di quegli anziani che si ritrovano soli in tarda età, con i figli lontani o poco attenti alle loro esigenze.

La solitudine è una tra le cause di depressione tra gli anziani; questi si ritrovano a non avere rapporti sociali, tendono sempre più a stare in casa e di conseguenza a muoversi meno, cosa che va a creare non poche ripercussioni sul loro stato fisico e mentale.

E’ in questi casi che la compagnia di un animale può fare la differenza. Oggi molte ricerche hanno dimostrato come la compagnia di un animale domestico può fare molto per migliorare e in taluni casi allungare la vita di un anziano. Infatti dal punto di vista della salute fisica sembra che la presenza di un animale in casa aiuti a diminuire la pressione arteriosa, il colesterolo e i trigliceridi. Inoltre, accarezzare un animale dal pelo morbido (come ad esempio un gattino), magari mentre si è comodamente seduti in poltrona a godersi un po' di relax, aiuta a liberare gli ormoni che provocano uno stato di benessere come la prolattina, la serotonina e l’oxitocina. Avere un animale domestico significa avere qualcuno di cui prendersi cura, stimola l’elasticità mentale e il movimento. Una bella passeggiata per far prendere aria al proprio animale permette infatti di uscire di casa, fare movimento e interagire con le altre persone, tutti degli ottimi antidepressivi.

Certo è che quando si sceglie un animale per una persona anziana bisogna tener conto di alcuni fattori tra cui la responsabilità a cui l’anziano padrone va incontro occupandosi di un altro essere, il costo per il mantenimento e le cure dell’animale e la valutazione degli spazi in cui questo andrà a vivere.

Secondo le ricerche gli anziani quando scelgono un cane solitamente preferiscono un meticcio, preferibilmente di taglia medio piccola. Ai cuccioli, troppo vivaci, sono preferiti gli animali con già qualche anno d’età, solitamente più mansueti e adatti a trascorrere lunghe giornate tranquille e rilassanti insieme ai loro padroni.

Molte persone anziane quando si trovano in una situazione per cui necessitano di cure particolari e sono costrette al ricovero in casa di riposo subiscono il forte trauma di doversi dividere dal proprio animale domestico che nel corso degli anni è diventato come un figlio per loro. A livello legislativo molti paesi non si sono ancora adeguati alle nuove istanze sociali e non permettono a ricoverati di avere accanto i loro piccoli amici.

Da alcuni anni anche da noi in alcuni istituti viene praticata la “pet therapy”. Gli animali vengono utilizzati per aiutare le persone ad affrontare le terapie e come tramite per la comunicazione con gli altri. Infatti attraverso alcune attività le persone con l’aiuto degli animali vengono aiutate ad interagire tra loro e quindi ad accettare determinate situazioni, come una malattia o un impedimento fisico, e a combattere lo stato di isolamento. Anche quando i sensi come la vista e l’udito vengono meno avere la possibilità di stimolare il tatto accarezzando un animale risulta di fondamentale importanza per il benessere psichico della persona.

La scienza ha inoltre dimostrato che l’abbassamento di stress causato dall’interazione con un animale domestico aiuta a rallentare la perdita di memoria e va quindi a completare tutti quei benefici psico-fisici di cui abbiamo precedentemente parlato.

COMUNICAZIONE AUMENTATIVA ALTERNATIVA: strumenti e modalità

La CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa) è un tipo di comunicazione che va ad integrare, sostituire, aumentare il linguaggio. Non sarebbe corretto parlare solamente di comunicazione alternativa in quanto essa va ad integrarsi con le capacità comunicative della persona e se vi sono presenti dei residui di linguaggio verbale è giusto che questi vengano sviluppati e valorizzati.

Nella pratica clinica la CAA viene utilizzata quando ci si trova in situazioni di disabilità (temporanea o definitiva) del linguaggio. Sappiamo tutti quanto comunicare sia fondamentale nella vita di tutti i giorni per mantenere attivi i rapporti sociali e la vita di relazione nonché per esprimere i propri bisogni primari.

Non poter comunicare può creare frustrazione e isolamento.

La CAA diviene quindi un supporto per chi ha difficoltà nell’esprimersi con il linguaggio verbale e si avvale di diverse tecniche e supporti.

La cosa fondamentale è partire dai bisogni della persona e dallo studio del suo quadro clinico per costruire un percorso personalizzato e valido. Secondariamente è necessario coinvolgere la cerchia dei famigliari e amici, cioè della cerchia relazionale che gira intorno alla persona disabile.

Oggi la CAA permette a molte persone di avere maggiori possibilità educative e socioculturali grazie alle specifiche tecniche di comunicazione che vanno a sopperire le difficoltà di linguaggio.

I risultati non sono immediati, specialmente in soggetti con patologie congenite, e necessitano di lavoro costante e motivazione. Proprio quest’ultima risulta essere una variabile molto importante nella strutturazione di un percorso clinico finalizzato al raggiungimento di un nuovo modo di comunicare.

Gli interventi di Comunicazione aumentativa alternativa vengono rivolti a chi ha diverse patologie, per esempio patologie congenite, acquisite (per esempio ictus, trauma cranico), patologie neurologiche evolutive o condizioni di disabilità temporanea.

Obiettivo principale della CAA non è solo quello di trasmettere contenuti ma anche quello di promuovere le relazioni interpersonali e per fare questo si avvale di diversi strumenti tra cui: software di comunicazione che si utilizzano con il pc, tabelle di comunicazione, VOCAs (Vocal Autput Communication Aids).

Le tabelle sono sicuramente lo strumento più immediato e di facile costruzione. La persona disabile può indicare un simbolo all’interno della tabella (per esempio utilizzando lo sguardo) e quel simbolo rappresenta qualcosa di prestabilito. Le tabelle vengono costruite secondo diversi criteri; innanzitutto si deve tener conto del vocabolario conosciuto dalla persona tenendo conto anche del contesto relazionale in cui userà la tabella e delle sue disabilità fisiche o sensoriali. I simboli riportati nella tabella possono essere disegni che raffigurano l’oggetto che si vuole indicare o simboli.

I VOCAs permettono attraverso dei pulsanti posti su una tastiera di riprodurre un messaggio registrato precedentemente. Su ogni tasto viene applicato un simbolo che rappresenta ciò che si vuole comunicare.

L’impatto sociale di questo strumento è molto forte in quanto permette all’interlocutore di ascoltare il messaggio in modo molto più semplice senza prestare continuamente attenzione ad ogni manifestazione del disabile.

I software di comunicazione sono invece programmi che si utilizzano con il computer e che permettono di riprodurre le tabelle di comunicazione sullo schermo. Ovviamente il vantaggio di questi sistemi è l’infinita possibilità di inserire dati e memorizzare messaggi. Con l’avanzamento inarrestabile della tecnologia questi software sono inoltre in continua evoluzione.

Queste metodologie comunicative vengono anche utilizzate nei bambini che hanno difficoltà nello sviluppo del linguaggio verbale e che quindi necessitano di un supporto che li aiuti a comunicare con gli altri.

La comunicazione rinforzata utilizza i simboli PCS, un insieme già predisposto di simboli che indicano oggetti, pensieri ed emozioni e ad oggi è il più diffuso in Italia.

Libri costruiti utilizzando i simboli PCS permettono anche ai bambini che hanno difficoltà nello sviluppo del linguaggio di scoprire il piacere della lettura e di relazionarsi con gli altri.

LO SPORT VICINO ALLA DISABILITÀ

Il mondo dello sport è un ambito di aggregazione molto importante per individui di tutte le età, dai bambini agli adolescenti fino ad arrivare agli adulti e alle persone anziane.

Attraverso l’attività sportiva la persona raggiunge uno stato di benessere psicofisico, si incontra con i coetanei, scambia informazioni, scarica lo stress accumulato, raggiunge dei traguardi prefissati. Abbiamo parlato di aggregazione, ci colleghiamo ora più precisamente alla parola “integrazione”. E’ giusto infatti che anche in ambito sportivo le persone disabili non vengano discriminate a causa dei loro deficit motori, ma abbiano la possibilità tanto quanto gli altri di esprimere le proprie qualità e competenze.

La storia dell’integrazione di persone disabili in ambito sportivo risale ad un periodo temporale relativamente recente, ci troviamo infatti all’epoca della seconda guerra mondiale.

Sir Ludwig Guttmann, neurochirurgo, aprì un centro a Londra che si occupava della riabilitazione di uomini e donne che avevano subito lesioni midollari durante i conflitti bellici. Egli si accorse di come l’attività sportiva portasse significativi miglioramenti allo stato psicofisico dei suoi pazienti ed inserì quindi a tutti gli effetti l’attività atletica nel percorso di riabilitazione dei suoi pazienti. Nel 1948 a Stoke Mandeville furono organizzati i primi giochi atletici per disabili: quattordici uomini e due donne parteciparono alla disciplina del tiro con l’arco. Anche il cinema dell’epoca non fu indifferente a ciò che stava accadendo, fu girato infatti un filma intitolato “Men” in cui Marlon Brando interpretava un soldato rimasto in carrozzina dopo la guerra che faceva riabilitazione in un centro medico e all’interno della struttura si allenava a basket sulla sedia a rotelle.

E’ però nel 1960 che si fa il salto di qualità quando a Roma in occasione delle Olimpiadi vennero inaugurati i primi Giochi Paralimpici caratterizzati dagli stessi sport delle Olimpiadi per normodotati.

Si sa quanto le parole siano un importante riflesso di ciò che rappresentano perciò soffermiamoci un attimo su sostantivo “para”; inizialmente infatti stava ad indicare il termine “paraplegic”, successivamente invece andò ad indicare la parola “parallel”. Questo ci fa riflettere sul fatto che i Giochi per normodotati e per disabili siano andati col tempo ad integrarsi e costituiscano adesso un unico nucleo all’interno del mondo dello sport.

Lo sport ha un grandissimo valore educativo; i ricercatori confermano oggi che chi fa sport vive più a lungo poiché questo porta ad uno stato di benessere psicofisico completo. L’attività fisica permette inoltre di combattere disturbi come cefalee, stitichezza, problemi ossei e muscolari. Inoltre è un ottimo antidoto contro lo stress in quanto rilascia delle sostanze chiamate “endorfine” che permettono appunto all’organismo di sviluppare quei meccanismi che ci aiutano ad affrontare determinate situazioni.

Tutto questo è ancora più significativo nella persona disabile dove vi è un’integrazione corpo/mente in qualche misura deficitaria da cui scaturisce uno stato psicofisico negativo. L’ attività sportiva in questi casi produce moltissimi benefici sia sul piano fisico che su quello psichico.

Il disabile infatti trova giovamento nello sport migliorando le proprie prestazioni fisiche, la velocità, l’equilibrio, la forza, la coordinazione motoria, ma anche la propria autonomia. Da questo ne consegue dal punto di vista psicologico un miglioramento della proprio stato psichico, una maggiore autostima e quindi un miglioramento significativo della qualità della vita. Le persone disabili che fanno sport partono in qualche modo svantaggiate e gli sforzi che fanno per ottenere dei miglioramenti sono ammirevoli e meritevoli quindi di stima e gratificazione.

Chi ha una disabilità fisica compete soprattutto per vincere, per riscattarsi dai propri limiti e partecipare alle Paralimpiadi è una grandissima soddisfazione, ma anche chi compete a livelli più modesti ne trae grandissima realizzazione in quanto lo sport in questi casi spesso non viene vissuto nel suo aspetto fisioterapico ma in tutti i suoi aspetti ludico-agonistici.